Massimo Mangano (Palermo, 14 settembre 1950[1] – Napoli, 5 maggio 2000[2]) è stato un allenatore di pallacanestro e giornalista italiano.
| Massimo Mangano | ||
|---|---|---|
| Nazionalità | ||
| Pallacanestro | ||
| Ruolo | Allenatore | |
| Carriera | ||
| Carriera da allenatore | ||
| 1975-1976 | 11-11 | |
| 1977-1978 | ||
| 1978-1982 | 63-53 | |
| 1982-1983 | 15-15 | |
| 1983-1984 | 14-16 | |
| 1984-1986 | 24-24 | |
| 1986-1987 | 9-13 | |
| 1987 | 4-10 | |
| 1989-1994 | 71-79 | |
| 1994-1996 | 38-28 | |
| 1996 | 1-8 | |
| 1997-1998 | 9-13 | |
| 1999 | 3-8 | |
| 1999-2000 | ||
| Il simbolo → indica un trasferimento in prestito. | ||
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Ha allenato nella Serie A italiana per un ventennio, sedendo sulle panchine di Serie A1 di Mestre, Fabriano, Treviso e Forlì[3].
È considerato il simbolo dello sviluppo del basket professionistico a Scafati[4] e al momento della sua morte era tra i primi dieci allenatori per numero di partite da allenatore in Serie A, 619[5].
Arrivò a Milano nel 1971 e ottenne in breve tempo un incarico come giornalista per i Giganti del basket. Iniziò ad allenare in Serie B e a collaborare con La Gazzetta dello Sport, arrivando anche ad autointervistarsi usando uno pseudonimo[2]. Ottiene il suo primo incarico da capoallenatore dalla Pintinox Brescia, nella Serie A2 1975-76. All'esordio, tuttavia, retrocede in Serie B.
Nella stagione 1977-78 guida la Superga Alessandria (del patròn Celada) alla promozione in A2, poi la squadra si fonderà con la Vidal e si trasferirà a Mestre. Quindi ritorna in A2 nel 1978-79, con la Superga Mestre. Rimane quattro anni in Veneto, conquistando due promozioni nella massima serie, una retrocessione e una salvezza. Partecipa anche alla Coppa Korać, in cui esce ai quarti di finale.
Negli anni ottanta è direttore editoriale del mensile Giganti del basket[4].
Dopo una parentesi alla Pallalcesto Amatori Udine (coadiuvato dal giovane Ettore Messina[4]) e la salvezza in A1 con l'Honky Fabriano, conduce la Pallacanestro Treviso alla promozione nella massima serie. A stagione in corso, nel 1985-86 viene esonerato.
Si fermano a metà stagione anche la sua esperienza a Porto San Giorgio e il suo ritorno a Mestre. Dal 1989-90 al 1993-94 allena il Fabriano Basket, con cui conquista un'altra promozione in A1. Rimane poi un altro biennio in A2, con l'Jcoplastic Battipaglia.
La sua ultima esperienza in Serie A1 è della stagione 1996-97, quando gestisce fino a novembre la Montana Forlì. Dal dicembre 1997 all'ottobre 1998 è sulla panchina della Sicc Jesi, mentre tra gennaio e marzo 1998 gestisce la Dinamo Sassari.
Il 29 novembre 1999 subentra a Tony Trullo sulla panchina dell'Ovito Scafati[6]. Riesce a far qualificare la società campana per i play-off, ma il giorno prima della gara-2 delle semifinali lo coglie un ictus[4]. Ricoverato all'ospedale Fatebenefratelli di Napoli, è rimasto in coma[5] fino alla morte, avvenuta il 5 maggio 2000[2]. Il funerale, a cui erano presenti Valerio Bianchini, Cesare Pancotto, Gianni Corsolini e Vittorio Smiroldo[7], si è tenuto alla chiesa di Santa Maria delle Vergini di Scafati il 7 maggio[8].
A lui è dedicato il PalaMangano, palazzetto dello sport di Scafati[4] e in suo onore è stato disputato un memorial il 20-21 settembre 2000 a Bagheria, vinto dalla De Vizia Avellino su ADR Roma, Cestistica Barcellona e Virtus Ragusa[9]. Il 3 novembre 2013 gli è stato dedicato il Palazzetto dello Sport ex Palauditore di Palermo[10].