Bruno Limido (Varese, 7 marzo 1961) è un ex calciatore italiano.
| Bruno Limido | ||
|---|---|---|
| Nazionalità | ||
| Altezza | 176 cm | |
| Calcio | ||
| Ruolo | Centrocampista | |
| Termine carriera | 1992 | |
| Carriera | ||
| Giovanili | ||
| 19??-19?? | ||
| Squadre di club1 | ||
| 1978-1980 | 34 (3) | |
| 1980-1981 | 9 (0) | |
| 1981-1982 | → | 34 (1) |
| 1982-1984 | 53 (5) | |
| 1984-1985 | 4 (0) | |
| 1985-1986 | 4 (0) | |
| 1985 | → | 22 (1) |
| 1986-1987 | 18 (0) | |
| 1987-1988 | → | 32 (1) |
| 1988-1989 | 25 (1) | |
| 1989-1990 | 23 (0) | |
| 1990-1992 | 50 (3) | |
| 1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato. Il simbolo → indica un trasferimento in prestito. | ||
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Centrocampista di fascia, cresce calcisticamente in varie società minori del Varesotto. Approdato nelle giovanili del Varese, con i biancorossi debutta in Serie B disputando due campionati sul finire degli anni 70.[1] Passa quindi nel 1980 all'Avellino dove ha modo di esordire in Serie A, senza tuttavia riuscire a trovare molti spazi.[1]
Torna quindi in prestito agli stessi lombardi dove, grazie alle prestazioni offerte tra i cadetti, si guadagna una seconda possibilità ad Avellino, nel massimo campionato.[1]
Con gli irpini del commendatore Antonio Sibilia disputa stavolta due campionati di alto livello, emergendo tra i maggiori talenti portati alla ribalta nella prima metà di quel decennio dalla provinciale biancoverde,[2] e destando così le attenzioni della Juventus che ne acquista il cartellino nell'estate 1984; inizialmente la società bianconera vorrebbe usare il centrocampista solo come pedina di scambio da proporre alla Lazio per arrivare a Lionello Manfredonia, ma la ritrosia di quest'ultimo nel lasciare Roma fa sì che Limido approdi in pianta stabile a Torino.[1]
In Piemonte ritrova alcuni ex compagni delle stagioni avellinesi, come Stefano Tacconi, Beniamino Vignola e Luciano Favero, quest'ultimo acquistato da Giampiero Boniperti nella medesima sessione di mercato:[1] a differenza dei succitati, assurti a protagonisti nei successi dell'era di Michel Platini, l'esperienza in bianconero di Limido non è fortunata, tanto che, pur fregiandosi nel 1985 delle vittorie europee in Supercoppa UEFA e Coppa dei Campioni, sotto la guida di Giovanni Trapattoni raggranella appena una manciata di presenze e, dopo un'unica stagione da meteora juventina, viene ceduto all'Atalanta.[1]
Nemmeno a Bergamo riesce a esprimersi a livelli soddisfacenti, finendo dirottato dapprima al Bologna e poi al Lecce.[1] In Puglia disputa un buon campionato di Serie B, culminato con la promozione dei salentini in massima categoria, livello che il giocatore mantiene anche l'anno successivo pur accasandosi al Cesena.[1]
Conclude la carriera nei primi anni 90, nelle serie minori, tra Solbiatese e, di nuovo, Varese.[1]
Sul finire del 2014 viene arrestato per presunta frode fiscale,[3] accusa da cui verrà scagionato pochi mesi più tardi.[4]